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    Introduzione alla procreazione assistita

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    Mirna Marchi
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    default Introduzione alla procreazione assistita

    Messaggio Da Mirna Marchi il Mer 25 Ago 2010, 9:11 pm


    Accedere alle tecniche di procreazione assistita richiede un grande impegno, non solo fisico ma anche psicologico. La coppia di aspiranti genitori si troverà infatti a dover affrontare ansie, stress, emozioni discordanti e a volte, purtroppo, anche delusioni. Il primo passo consiste nello scoprire e accettare l’infertilità di coppia. Di norma, chi sogna di diventare genitore non ha mai messo in dubbio la propria capacità procreativa e ammettere con sé stessi che esiste un problema può essere molto difficile.
    La fase che segue, cioè capire qual è il problema e decidere cosa fare, di certo non è più semplice. Bisogna valutare una lunga serie di possibilità e sottoporsi a molti esami, affrontando ansie e attese. Inoltre, diagnosticare le cause dell’infertilità a volte può richiedere tempi piuttosto lunghi.
    Ricordiamo, poi, che in Italia esiste una legge sulla procreazione assistita che, in alcuni casi, può limitare le possibilità di adattare le varie tecniche ai singoli individui, e molte coppie si trovano costrette ad affidarsi a strutture estere.
    Ma vale la pena di affrontare questo percorso, anche se duro, perché il successo significa realizzare un sogno, mettere al mondo quel figlio che nelle menti dei genitori è già nato. In questo viaggio non si è soli: ci sono una mamma e un papà pronti a lottare insieme per il loro bambino che, attraverso questa esperienza, renderanno ancora più saldo il loro rapporto di coppia e avranno la possibilità di creare un piccolo miracolo, il miracolo della vita.


    L’INFERTILITÀ E LE SUE CAUSE

    Si può parlare di infertilità quando una coppia non riesce a concepire dopo 1-2 anni di rapporti non protetti e possibilmente mirati. Questo fenomeno, purtroppo, è aumentato notevolmente negli ultimi anni anche a causa di fattori di ordine socio-economico che spingono gli aspiranti genitori a vivere a ritmi stressanti e a cercare di rimandare sempre di più la decisione di mettere al mondo un figlio.
    A volte, può essere molto difficile diagnosticare con precisione le cause dell’infertilità, appunto perché a complicanze di natura fisica si possono sommare ansie e stress psicologici.
    Il punto di partenza per risolvere il problema è proprio una diagnosi corretta delle cause che determinano questo stato. Vediamo quali sono i fattori principali che possono causare infertilità:
    nel 27% dei casi la responsabilità è da attribuire alla mancanza di ovulazione;
    nel 25% dei casi è legata a un’alterazione del numero, motilità o morfologia degli spermatozoi;
    nel 22% dei casiè presente un’alterazione o un’ostruzione delle tube di Fallopio;
    nel 5% dei casi è dovuta ad endometriosi, patologia caratterizzata dalla presenza del tessuto che ricopre internamente la cavità uterina localizzato in altre sedi (di solito l’ovaio, le tube o i tessuti che circondano l’utero);
    nel 4% ad anomalie dell’utero o della vagina;
    nel 17% dei casi non si riscontra una causa ben precisa e parliamo quindi di eziologia sconosciuta;
    inoltre, nel 20 % dei casi è presente contemporaneamente un fattore femminile e uno maschile, e parliamo di eziologia mista.


    LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA (PMA)

    La Procreazione Medicalmente Assistita comprende tutti quegli artifici medico-chirurgici, ma anche ormonali, farmaceutici o di altro tipo che permettono la riproduzione al di fuori dei processi naturali, per soddisfare il desiderio di una coppia di mettere al mondo un figlio.
    Le tecniche di procreazione assistita si suddividono in tecniche di I e II livello. Le prime sono più semplici da eseguire e comprendono il monitoraggio ecografico dell’ovulazione e l’inseminazione intrauterina.
    Il monitoraggio ecografico dell’ovulazione consiste nel monitorare la crescita del follicolo (in caso di ciclo spontaneo) o dei follicoli ovarici (se alla paziente sono stati somministrati farmaci finalizzati all’iperovulazione) per individuare il momento in cui avviene l’ovulazione. In questo modo si può diagnosticare se è presente o meno l’ovulazione e mirare i rapporti nel momento in cui è più probabile che avvenga il concepimento.
    L’Inseminazione Intrauterina prevede, invece, l’inserimento del seme, opportunamente preparato, direttamente all’interno dell’utero nel momento in cui è in corso l’ovulazione. Questa tecnica, di solito, si avvale dell’induzione controllata dell’ovulazione, ottenendo la produzione di più follicoli rispetto all’unico follicolo prodotto durante un ciclo spontaneo, e aumentando così le probabilità di concepimento.
    Le tecniche di II livello sono invece più complesse e ricorrono alla fecondazione extracorporea (FIVET).


    FIVET (FERTILIZZAZIONE IN VITRO CON EMBRYO TRANSFER)

    La FIVET è una fra le più comuni tecniche di procreazione assistita e prevede la fecondazione in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione all’interno dell’utero.
    Questa procedura prevede innanzitutto l’induzione farmacologica dell’ovulazione, ovvero la somministrazione di farmaci finalizzati all’iperovulazione (sviluppo di più follicoli), così da produrre un numero maggiore di cellule uovo da prelevare. In seguito, si procede al prelievo degli ovociti tramite puntura dei follicoli per via vaginale sotto controllo ecografico. In laboratorio gli ovociti vengono osservati al microscopio e si provvede a recuperare quelli ritenuti idonei alla fecondazione. Si procede poi all’inseminazione in vitro: il seme maschile e l’ovocita vengono posti insieme in un recipiente affinché i due gameti si uniscano. A volte vengono utilizzate anche tecniche particolari come l’ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), tramite la quale lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. Uno o più embrioni risultanti dall’unione dei gameti maschili e femminili vengono introdotti nell’utero per via vaginale nella speranza che uno di essi si annidi nella mucosa uterina dove potrà svilupparsi.


    LEGGE ED EMBRIONI
    Per aumentare le possibilità di successo della FIVET, nell’utero della paziente vengono trasferiti non più di 3 più embrioni: questo numero è determinato dalla necessità di ottenere un compromesso tra le probabilità di successo e il rischio di gravidanze plurigemellari, ritenute pericolose sia per la salute della donna che per quella dei nascituri.
    In alcuni Paesi esteri è consentito fertilizzare tutti gli ovociti prodotti e trasferire da 1 a 3 embrioni, congelando gli embrioni prodotti in eccesso per eventuali futuri tentativi. In Italia invece la legge 40 del 2004 fissa a 3 il numero massimo di ovociti fecondabili poiché non è consentito il congelamento o l’eliminazione di embrioni che devono essere tutti reimpiantati nell’utero della donna. E’ consentito invece il congelamento degli ovociti prodotti in eccesso, in modo da poterli utilizzare per un tentativo successivo senza dover ripetere la stimolazione ormonale e il prelievo degli ovociti.
    Nel primo periodo dopo l’introduzione della tecnica le percentuali di gravidanza erano molto basse rispetto a quelle ottenute con embrioni congelati poiché gli ovociti perdono parte della loro vitalità e della capacità di essere fecondati con il processo di crioconservazione.
    Attualmente, con il miglioramento delle tecniche di crioconservazione sono aumentati anche i tassi di gravidanza che, nei migliori centri italiani, risultano solo leggermente inferiori a quelli ottenuti con embrioni congelati.

      La data/ora di oggi è Gio 14 Dic 2017, 5:31 pm