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    Se il bambino piange di notte, la mamma si sveglia più del papà

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    Mirna Marchi
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    default Se il bambino piange di notte, la mamma si sveglia più del papà

    Messaggio Da Mirna Marchi il Sab 20 Nov 2010, 9:17 pm



    Il vostro bambino chiama nel cuore della notte, chi si alza? In quasi tutte le famiglie, la mamma. I primi mesi perché c’è la poppata e poi perché diventa un’abitudine. Uno studio dell’University of Michigan (Usa) – in attesa di pubblicazione sulla rivista Social Forces – ha calcolato che le madri si svegliano due volte e mezzo più dei papà. La ricerca mette in evidenza la differenza di genere tra la donna e l’uomo nel rispondere al proprio figlio piangente. E anche quando i papà sono collaborativi e partecipano alle alzatacce notturne, interrompono il loro sonno per frazioni di tempo inferiori: 44 minuti per le signore contro i 30 dei signori.
    Quest’abitudine ovviamente si ripercuote sulla salute della mamma e anche sulla differenza nei successi lavorativi e negli avanzamenti di carriera. La fatica della maternità di fatti un ostacolo anche per il proprio lavoro. Fatica che le mamme fanno volentieri, ma che potrebbe risultare un po’ leggera con una collaborazione maggiore del padre.

    Sarah Burgard, che ha partecipato alla ricerca, ha commentato:

    Le interruzioni nel sonno sono un onere che grava in modo sproporzionato sulle donne e questo onere non interessa solo la salute e il benessere delle donne, ma contribuisce anche alla disparità tra i sessi nella retribuzione e negli avanzamenti di carriera.
    I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti da circa 20.000 genitori sui loro orari lavorativi dal 2003 al 2007: nelle coppie in cui lavorano entrambi i partner con un bambino con meno di un anno, il 32% delle donne ha riferito di prendersi cura del piccolo anche di notte rispetto all’11% degli uomini. La percentuale di interruzioni durante il sonno diminuisce con l’età del bambino: 10% delle mamme contro 2% dei padri per i bambini da 1a 2 anni, fino ad arrivare al 3% delle madri lavoratrici e all’1% dei padri per i bambini dai 3 ai 5 anni.

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